Pasta alla carbonara

Fusilli alla carbonara

Tempo fa, per divertimento, lanciai una discussione su FriendFeed sulla carbonara, risultante in più di 120 commenti in poche ore :) Tema caldo direi :)

Mi è tornata in mente grazie all’ultimo numero di Delicious, rivista inglese, completamente dedicato alla cucina italiana: apriti cielo! Un susseguirsi di errori imbarazzanti, uno dopo l’altro, che, nel 2009, non sono più ammissibili, visto che la cucina italiana è una delle preferite dai britannici e che di italiani in Inghilterra a cui chiedere una consulenza ce ne sono a frotte (oltre che 60 milioni in Italia). Ovviamente, nella ricetta della carbonara per 4 persone mettono aglio e panna a volontà, per non parlare del prezzemolo…

Ma di questo scriverò direttamente alla rivista e poi sul blog in inglese: qui parliamo di come farla una carbonara.

Premettendo che, come per molti altri piatti italiani, ogni città, paese o famiglia ha la sua versione considerata come l’unica e accettabile, qui vi darò la versione della mia famiglia :)

Mi rendo perfettamente conto che “tradizionalmente” le uova *non* andrebbero cotte, e ci ho anche provato a mangiarla con le uova crude, ma nulla, non ce la faccio…

Ingredienti

80 g di pasta (a me piace quella della foto, della Garofalo, ma penne, pennette, spaghetti, fusilli van bene lo stesso)
1 uovo
50 g di pancetta a dadini (mi piace indifferentemente dolce o affumicata)
3-4 cucchiai di latte
2 cucchiai di parmigiano
Una noce di burro
Pepe

Per 1 persona (moltiplicare per il dovuto numero di commensali)

  1. Mettete una capiente pentola d’acqua sul fuoco.
  2. In un pentolino, mettete la pancetta a rosolare, a fuoco medio, in modo che l’acua che ne uscirà evaporerà immediatamente lasciando la pancetta rosolarsi per bene, ma non troppo: non deve colorarsi eccessivamente.
  3. Sbattete uovo, latte e parmigiano.
  4. Quando gettate la pasta, mettete vicino ai fuochi (non sul fuoco, solo vicino!) una pentola bassa e non troppo grossa, antiaderente, dove avrete già messo la vostra noce di burro.
  5. A 3 minuti dalla fine della cottura della pasta, accendete il fuoco sotto la pentola antiaderente, basso, in modo da scogliere il burro senza farlo bruciare.
  6. Il secondo prima di scolare la pasta, alzate il fuoco sotto la pentola antiaderente e gettatevi le uova.
  7. Mentre scolate le uova inizieranno a cuocere, ma non dovete fare una frittata! devono essere ancora liquide.
  8. Trasferite uova, pasta e pancetta in una ciotola, mescolate, macinateci sopra del pepe e servite.

Quiche ai porri e emmental

Quiche

Uh, una quiche, e cosa mai sarà? :) Una quiche è semplicemente una torta salata alla francese. Le quiche comportano della pasta sfoglia o della pasta brisè come base, un ripieno di verdura e/o carne o pesce, il tutto legato da un composto di latte, uova e formaggio. Sembra difficile, ma in realtà è di una semplicità disarmante, specialmente questa :) .Rapè

Ingredienti

1 rotolo di pasta sfoglia o 1 dose di pasta brisè

1 porro

Emmental grattugiato fine

2 uova

250 ml di latte

Sale e pepe

Per 3 persone come piatto principale, per 6 persone come antipasto

  1. Accendere il forno a 180° C.
  2. Adagiare la pasta sfolgia, con la sua carta da forno (tra la pasta sfoglia e la tortiera), in una teglia rotonda.
  3. Affettare sottile il porro e trasferirlo nella pasta sfoglia.
  4. Ricoprirlo con l’emmental grattugiato.
  5. In una ciotola capiente, sbattere le uova con il latte, poco sale e pepe.
  6. Versare il tutto sopra i porri e il formaggio.
  7. Infornare e cuocere per 25-30 minuti o finché non sarà ben dorata.

Quiche

Gnocchetti con trevisana e provola

Gnocchi trevisana e provola

Gli gnocchi, mamma mia quanto mi piacciono! Se poi sono gnocchetti, uh che buoni! Purtroppo in famiglia sono l’unica fan degli gnocchi e perciò si mangiano raramente…

Ingredienti

250 g di gnocchetti
1 cespo di trevisana
1 cucchiaio di olio extra vergine d’oliva
1 cucchiaio di miele di castagno
1 cucchiaio di pinoli
Provola grattugiata

Per 2 persone

  1. Tagliare la trevisana a losanghe sottili.
  2. Scaldare l’olio in una padella antiaderente. Aggiungere la trevisana, salarla, girarla, coprire con un coperchio e lasciarla stufare.
  3. Portare a ebollizione una capiente pentola di acqua. Quando bolle, salarla.
  4. A fine cottura, lasciar evaporare il liquido, aggiungere a filo il cucchiaio di miele e i pinoli, girare bene.
  5. Cuocere gli gnocchetti per 1 minuto e scolarli.
  6. Condirli con la trevisana e la provola grattugiata.

Nota

Il miele serve a togliere un po’ dell’amaro tipico della trevisana. Non è obbligatorio quello di castagno, potete usare qualsiasi miele. Ma il miele di castagno, con il suo caratteristico sapore, oltre a dare un tocco in più al piatto, ha anche delle favolose proprietà disinfettanti.

Pancakes alla ricotta

Come promesso, la prova pancake dall’ultimo numero di Donna Hay Magazine. A confronto con la mia ricetta preferita, quella di Jamie Oliver, Donna Hay stavolta eccelle: non so se è l’aggiunta della ricotta che fa la differenza, ma erano veramente favolose!

Ingredienti

225 g di farina

1 bustina di lievito per dolci

4 uova, tuorli e albumi separati (scopri come!)

375 ml di latte

1 cucchiaino di estratto di vaniglia

55 g di zucchero

200 g di ricotta

125 g di mirtilli freschi

Un pizzico di sale

Una noce di burro

Sciroppo d’acero per servire

Per 4 persone: vengono circa 12 pancake

  1. Mescolare farina, lievito, tuorli, latte, estratto di vaniglia e zucchero in una ciotola capiente. Aggiungere la ricotta.
  2. Montare gli albumi con un pizzico di sale a neve ben ferma (scopri come!) con una frusta elettrica.
  3. Aggiungere con molta delicatezza, mescolando lentamente dal basso verso l’altro, gli albumi montati al composto di uova e ricotta.
  4. Una volta amalgamato, aggiungere i mirtilli.
  5. Scaldare una padella antiaderente su fuoco medio.  Aggiungere 1/4 del burro e lasciarlo sciogliere.
  6. Aggiungete al centro della padella un mestolo scarso di composto.
  7. Lasciarlo cuocere finché non si formeranno delle bolla in superficie.
  8. Girarlo con l’aiuto di una spatola piatta e lasciarlo cuocere qualche minuto. Trasferire su un piatto.
  9. Continuare così fino a esaurimento del composto.
  10. Irrorare di sciroppo d’acero e servire calde.

Ricotta Pancakes

Come?

Come posso dividere i tuorli dagli albumi?

Mi verrebbe da dire come Audrey Hepburn in Sabrina, ma forse è meglio spiegarlo.
Prima di tutto servono due ciotole (o una ciotola e la ciotola del robot) e la vicinanza alla spazzatura, così da gettare i gusci senza sporcare nulla. Rompere leggermente il guscio dell’uovo sul bordo di una ciotola, dividerlo a metà, sopra la ciotola che avete scelto per gli albumi (la ciotola del robot) e, spostando delicatamente il tuorlo da una metà del guscio all’altra, fare scivolare tutto l’albume nella ciotola e mettere il tuorlo nell’altra. Continuare così anche con le altre uova. Per far sì che gli albumi si montino, è essenziale che nessuna traccia di tuorlo sia presente: fate mota attenzione se il tuorlo si rompe durante il prcedimento e, o buttate tutto e iniziate da capo, o cercate di estrarre tutte le tracce di tuorlo aiutandovi con il guscio.

Come si montano gli albumi a neve?

Dimenticatevi la frusta a mano, a meno che non siate dei masochisti o dei culturisti ;). Personalmente preferisco le fruste elettriche a immersione, ma anche la frusta del robot farà il suo lavoro. Aggiungere un pizzico di sale, anche per le preparazioni dolci: aiuterà a stabilizzare gli albumi e a farli montare più facilmente. Gli albumi saranno montati a dovere quando formeranno dei picchi regolari e saranno bianchi e fermi. Ma per vedere se gli albumi sono montati bene esiste un solo modo (oltre che l’occhio, ma uno se ne accorge solo dopo un po’ di esperienza): prendere la ciotola e rovesciarla a testa in giù: se nulla cade avete fatto un buon lavoro!


Fricassea di agnello e carciofi

Lamb and artichokes fricassea

Pasqua si avvicina e perché per quest’anno non provare qualcosa di diverso, meno classico del solito, ma allo stesso tempo riconoscibile e parte della cultura gastronomica mediterranea.

Ingredienti

8 carciofi
Il succo di 1 limone
700 g di agnello, tagliato a pezzi
2 cucchiai di olio extra vergine d’oliva
1 cipolla
1 cucchiaio di farina
Pepe
Prezzemolo fresco, tritato
Aneto fresco, tritato
2 uova

Per 4 persone

  1. Riempite a metà una una ciotola capiente di acqua e il succo di mezzo limone
  2. Pulite i carciofi: tagliate il gambo a 5 millimetri dalla base del carciofo, togliete le foglie esterne più dure e parte della base.
  3. Tagliare ogni carciofo a metà nel senso della lunghezza, togliere la barbetta centrale e immergerli nell’acqua acidulata.
  4. Tritare la cipolla (scopri come!).
  5. In una pentola di ghisa, scaldare l’olio, aggiungere la cipolla, lasciandola colorire a fuoco basso.
  6. Alzare il fuoco, aggiungere l’agnello, rosolarlo brevemente e spolverizzarlo con la farina, girandolo in continuazione.
  7. Aggiungere abbastanza acqua da coprire l’agnello, mescolare e portare a ebollizione.
  8. Aggiungere sale e pepe, 2 cucchiai di succo di limone, le erbe tritate e i carciofi.
  9. Abbassare il fuoco e lasciar cuocere per 45-50 minuti.
  10. Sbattere le uova con il restante succo di limone.
  11. Lasciar leggermente intiepidire l’agnello lontano dal fuoco.
  12. Aggiungere 3 cucchiai del fondo di cottura alle uova sbattute. Sbattere vigorosamente e aggiungere alla pentola, riscaldandola brevemente e sempre mescolando evitando che le uova si rapprendano troppo formando dei grumi.
  13. Servire immediatamente.

Lamb and artichokes fricassea

Tritare la cipolla

Tritare una cipolla

Niente di più semplice, vero? E invece a quanto pare no, non è poi così semplice. Ma lo diventerà :)

Utensili: un asse e un coltello grande (lama da 20 centimetri) e affilato (più il coltello è affilato meno possibilità di tagliarvi avrete).

  1. Sbucciate la cipolla, lasciando attaccata la parte con la radice.
  2. Tritare una cipolla

  3. Tagliate la cipolla a metà. Già, ma quale metà? Tenendo la parte con la radice come uno dei poli, tagliare a metà partendo da lì. Un taglio netto.
  4. Tritare una cipolla

  5. Appoggiando la parte tagliata sull’asse, fate dei tagli a ventaglio distanti l’uno dall’altro 1 centimetro (o anche meno, dipende quanto fine volete tritatela vostra cipolla) perpendicolari alla radice, ma senza arrivare fino alla radice, fermandovi qualche millimetro prima.
  6. Tritare una cipolla
    Tritare una cipolla

  7. Praticate 1 o 2 tagli orizzontali, anche qui senza arrivare fino alla radice, ma fermandovi qualche millimetro prima.
  8. Tritare una cipolla

  9. Iniziate a tagliare la cipolla nell’altro senso et voila: la cipolla è tritata!
  10. Tritare una cipolla

Nota

Ovviamente si può semplificare il tutto utilizzando un tritatutto potente, mettendo la cipolla in quarti e azionandolo in modalità pulse per evitare che si bagni.

Tritare una cipolla

Tartine con mousse di feta e pesto

Mousse ricotta e feta

Per un mise en bouche veloce, d’effetto e che farebbe contenti persino i vegetariani, cose c’è di meglio di una mousse di feta, pane nero e spruzzatina di pesto.

Ingredienti

200 g di feta
2 cucchiai di panna

2 cucchiai di pesto
Pane nero tagliato a quadretti

Per 12 pezzi

  1. Frullate la panna e la feta insieme. Aggiungere altra panna se il composto non diventa cremoso a sufficienza.
  2. Decorare il pane con dei fiocchetti di crema di feta e aggiungere poco pesto sopra a ognuno.

Se non avete un sac a poche o una siringa, potete fare delle quenelle, con l’aiuto di due cucchiaini.

Qualche giorno a Parigi

Paris

Parigi val bene una messa, un convegno, una notte, un’ora, due giorni.

Parigi vale in metropolitana, a piedi e sugli autobus.

Parigi vale per i mercatini, i negozi chic e le boutique di quartiere.

Parigi vale per una baguette, un pranzo pantagruelico o una zuppa cinese fumante.

Parigi vale, sempre e comunque :).

Dando per scontato che per certe cose ci sono le guide tradizionali, e che è assolutamente inutile raccontarvi di quanto siano belli il Louvre, il Musée d’Orsai o la vista da Montmartre o dalla Tour Eiffel, andiamo al dunque, ovvero quello che faccio a Parigi ogni volta che ho la fortuna di passarci per uno e due giorni (meglio 2).

Dall’ultima volta che ci siamo andati e su consiglio di una cara amica, abbiamo finalmente trovato un albergo che ci soddisfa, che online ha delle offerte interessantissime:

Hotel Le Royal, 212, Boulevard Raspail, Metrò Vavin

Non vale la pena fare colazione in albergo (a prezzi proibitivi): due numeri più in là, sempre su Boulevard Raspail verso Boulevard Montparnasse, c’è Le Broc, un caffè che fa colazioni a partire da 3.50 € (caffè, succo d’arancia e baguette già imburrata con marmellata a parte).

Boulvard Montparnasse è tutto da scoprire: prendete il tempo di farlo a piedi, sia verso la stazione di Montparnasse sia verso Port Royal: è pur sempre la Rive Gauche :).

Un’altra bella passeggiata è da Vavin a Sèvres Babylone, passando per Rue Vavin e Rue d’Assas, costeggiando anche parte del Jardin du Luxebourg: belle vie, parigine, borghesi, ma sempre parigine e il bourgeois a Parigi va bene :).

A Sèvres Babylone c’è IL negozio, tipo Rinascente o Harrods: grandi firme, firme più piccole, primariamente francesi, ma anche inglesi o giapponesi:

Le Bon Marchè Rive Gauche, 24, Rue de Sèvres

e di fianco IL tempio, dove si può trovare di tutto, dal caffè vietnamita “digerito” dalle faine (eh!) al sale himalaiano, a bon bon di ogni tipo:

La Grande Epicerie de Paris, 38, Rue de Sèvres

Da lì, sempre a piedi, e continuando su Rue de Sèvres, direzione Mabillon, si arriva al favoloso incrocio delle meraviglie, tra Rue de Four e Rue Bonaparte. E lì, mano al portafogli!

Parapharmacie, Rue du Four, angolo Rue Bonaparte

Anche se c’è la fila alle casse, non è un supermercato, no no: è una farmacia che vende creme e cosmetici di marca a prezzi incredibilmente bassi, con risparmi anche fino al 50% in confronto all’Italia.

Paris

Poco lontano, in Rue Bonaparte, direzione St. Suplice, la migliore pasticceria DEL MONDO:

Pierre Hermé, 72, Rue Bonaparte

(che trovatre anche in 185, Rue de Vaurigard)

Di sabato tende ad esserci la coda fuori, ma vi assicuro che ne vale la pena sotto OGNI punto di vista! Ovviamente è tutto buono, ma vi consiglio vivamente di assaggiare la creazione del mese,  il 2000 feuilles, il Plaisir sucré (il mio preferito) e non potete uscire senza aver assaggiato i Macarons (il mio preferito rimarrà per sempre quello al caramello di burro salato: una delizia). Mentre aspettate pazientemente in coda, godetevi fino in fondo la sensazione di essere non solo davanti a uno dei più grandi geni della pasticceria viventi, ma anche il fatto di essere stato in grado di trasformare una “semplice” pasticceria in un tempio di gentilezza e delizie: non vedrete mai nessun commesso trattare male o con sufficienza qualcuno, ma saranno sempre sorridenti e pronti a sorridervi.

Lasciando la Rive Gauche, mi piace spingermi in quelle che un tempo erano le piriferie malfamate di Parigi, le mie preferite :).

La Goutte d’Or, metrò Barbes (e poi verso nord)

Il quartiere africano di Parigi, dove mangiare cous cous spaziali a prezzi irrisori in posti spartani, con le teste di pecora che girano sul girarrosto, ma che valgono assolutamente la pena!

Avenue d’Ivry, metrò Tolbiac

Il quartiere asiatico di Parigi, dove mangiare vietnamita, cinese, thailandese. Ci sono ovunque favolosi ristoranti Vietnamiti (vi consiglio le zuppe), oltre che negozi cinesi con ogni ben di dio, non solo cibo, ma anche porcellane e vestiti.

E proprio qui c’è il mio negozio di tè preferito: o li compro qui o online da Adagio:

L’Empire des Thés, 101, Avenue d’Ivry, metrò Tolbiac

Sempre su Avnue d’Ivry c’è il negozio del più importante importatore asiatico d’Europa:quelle che vedrete nei 3 piani su cui si dipana il negozio è incredibile, e unico in Europa: frutta, verdura, tagli di carne, pesci, crostacei, scatolame, porcellane, vestiti… Nulla è europeo!

Tang Frères, 48, Avenue d’Ivry

Uno dei miei quartieri preferiti, dove, se potessi permettermelo, andrei a vivere è

Pigalle, metrò Pigalle

Ho la fortuna che una cara amica vive lì e ogni volta me ne fa scoprire un pezzettino diverso. Pur con il pullulare di bar e locali a luci rosse, non abbiamo mai avuto problemi a girarci la sera da sole. Girare per Pigalle è stupendo, ma ci sono tre vie che vale la pena di fare:

Avenue Junot e Villa Léandre

Rue des Martyrs (meglio di giorno perché ci sono i negozi aperti)

Ma non dimentichiamoci il centro di Parigi: Les Halles, il Marais, la zona dell’Operà :).

Rue Vielle du Temple, Rue des Rosiers e le stradine circostanti, metrò St Paul

Fanno parte del Marais e più precisamente del quartiere ebraico di Parigi: ristoranti e panetterie kosher ad ogni angolo, ma soprattutto L’As du Falafel: vi basterà seguire il profumo ;). Ma qualsiasi stradina del Marais è stupenda e perdercisi è un piacere.

Paris

I ristoranti giapponesi di Rue Sainte Anne, metrò Quatre Septembre

Il nostro preferito è Higuma, 32 bis, Rue Sainte Anne: lo riconoscerete per i vetri appannati dietro i quali vedrete 4-5 cuochi giapponesi che cucinano con i wok a vista dei clienti. E’ sempre pieno, sono un po’ scortesi, ma vale la pena aspettare e farsi trattare male: fanno uno yakisoba con salsa speciale da resuscitare i morti.
E visto che non siete lontani, perché negarsi un giretto da Ladurée, al negozio della Maille (senape) e da Fauchon (mega gastronomia chic), tutto in Place de La Madeleine.

Les Halles e lo shopping, metrò Les Halles/Châtelet

Ma non al centro commerciale di Les Halles, no no: nelle vie intorno :)

E qui, peggio che alla Parapharmacie! Prima di tutto Agnes B (senza dimenticarsi di dare un occhio al soppalco dove nascondono i capi in saldo), ma poi tutta Rue Etienne Marcel e limitrofe, che pullulano di outlet e nomi peculiarmente francesi.

La parte migliore di tutta la zona sono i negozi di cucina per professionisti:

Dehillerin, 18 et 20, Rue Coquillière angolo 61, Rue JJ Rousseau: pentole, cerchi per torte, tutto per cucinare.

Mora, 13, Rue Montmartre: coloranti e attrezzi e decori per la pasticceria

La Bovida, 36, Rue Montmartre: spezie, piatti di carta e tutto per il take away

Se andassi a Parigi per 1, 2, 3 o 4 giorni, cercherei di fare qualcuna di queste cose, esplorando nel mentre altre zone…

Se andassi a Parigi per 1, 2, 3 o 4 giorni li passerei a perdermi per qualsiasi stradina possibile, con il naso in alto, passeggiando e dimenticandomi del tempo che passa…

Se andassi a Parigi per 1, 2, 3 o 4 giorni…

Questo post è dedicato a tutti i miei amici che mi chiamano e mi chiedono: “Sara, devo andare 2, 3, 4 giorni a Parigi: mi mandi qualche indirizzo?”: risparmio una mail, risparmio qualche byte, faccio dell’ecologia geek ;)

Grazie a Sara Rosso, la mappa di tutti i luoghi segnalati in questo post

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Food Social Network

Ciotola

La rete pullula di social network dedicati al cibo: ce ne sono a centinaia, soprattutto americani e inglesi. In Italia pochissimi e, tranne rarissimi casi, poco interessanti.

Ma poi arriva il food blogger 2.0, e cambia tutto! ;)

Il food blogger 2.0 è ancora una rarità. Lo si può trovare in qualsiasi parte del mondo conosciuto, in città o in campagna, al caldo o al freddo: per sopravvivere gli basta una connessione a Internet (meglio se wifi).

La vita del food blogger 2.0 è incentrata sul suo blog: cucinare e fare fotografie che possano essere pubblicate sul blog. Può avere molti interessi, ma il cibo e tutte le sue correlazioni è il solo motivo delle sue azioni quotidiane.

Il food blogger 2.0 esiste online, ma ha anche una vita off-line, primariamente dedicata alla ricerca di nuovi contenuti il suo food blog.

Cerca i suoi ristoranti su Trusted Places (quando è all’estero), 2spaghi e Vinix. Ma anche le applicazioni per l’iphone isushi e AroundMe risultano spesso molto utili.
Le letture che preferisce sono altri food blog e sempre meno libri di cucina, che le vere novità si trovano online! I siti di ricette che preferisce sono quelli di Martha Stewart, BBC Good Food e The Pioneer Woman.

Usa Aperture (e, almeno io, non ne faccio un segreto).

La maggior parte dei facenti parte della specie non sanno che esiste una blogosfera fuori dal mondo del food e del vino, così come la blogosfera non riconosce l’esistenza di una cospicua foodblogosfera. Nell’era di FaceBook, i due mondi si stanno un po’ fondendo, ma non poi più di tanto…

Ma dove potete trovare i food blogger 2.0, oltre che nei loro blog o siti?

Facile!

Les Galettes de LaPaoly

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Con immenso piacere (e anche un filo di emozione) ospito una delle ricette preferite di lapaoly (spero la prima di una lunga serie), magistralmente eseguita, descritta e fotografata da lapaoly stessa.

Ma chi è lapaoly?

lapaoly, pseudonimo di una nota blogger gardesana, ha tenuto la passione per la cucina nascosta per troppo tempo. La sua lettura preferita da bambina era “Il manuale di nonna Papera”, è così che a 10 anni preparò per le amiche il primo salame di cioccolato (ed alcune sono anche sopravvissute, per dire). Cucina volentieri dolci, più per gola che per passione, ma soprattutto per trovare la scusa per invitare le amiche a casa a fare 2 chiacchiere. Prende gli uomini per la gola, ma solitamente loro riescono a divincolarsi e fuggire. Segretissima è la sua ricetta dei biscotti al burro, ricetta che le ha tramandato la nonna, quella vera, non quella di Paperopoli. Ma voci non confermate dicono sia facilmente corruttibile. Mettetela alla prova…

Quest’estate, durante il mio viaggio nel nord della Francia, mi sono letteralmente innamorata delle Galettes. Ma al punto tale che ho deciso di imparare a farle, cosa che, con mia piacevole sorpresa, è risultata anche piuttosto semplice.

Ma cosa sono le Galettes? Sono simili alle più note crepes, ma fatte con la farina di grano saraceno. Possono essere guarnite con gli ingredienti più disparati, anche se il più tradizionale è l’uovo al tegamino (“all’occhio di bue”), oppure il burro (che quello francese, ecco, slurp!). Ma andiamo per ordine, che qui non sono mica a casa mia ove è un concentrato di stupidaggini, qui siamo in un blog di cucina serio e professionale, ma non devo pensarci o mi vien l’ansia da prestazione (io che vi insegno a cucinare, chi l’avrebbe mai detto?). Basta tergiversare, cominciamo.

Ingredienti

3356404775 2ed2a668e5 Les Galettes de LaPaoly

500 gr. Farina di grano saraceno

50  gr. di Farina bianca

1 uovo

1 cucchiaino di sale

650 ml. di acqua fredda

200 ml. di latte

3 cucchiai di olio

Burro fuso q.b.

Per circa 12 galettes

Preparazione: 20 minuti

  1. Preparare l’impasto.
  2. Versare la farina in una ciotola grande, formare una fontana al centro e mettere l’uovo ed il sale. Lavorare l’impasto con un cucchiaio di legno cominciando dall’uovo e incorporando piano piano la farina. Allo stesso tempo, versare lentamente 1/2 litro di acqua fredda, sempre al centro. 3356404337 e3cb52082f Les Galettes de LaPaoly
  3. Con una frusta a mano o uno sbattitore elettrico a velocità ridotta mescolare alcuni minuti fino ad ottenere la consistenza di una maionese. Più sarà amalgamata più sarà leggera e si stenderà facilmente nella padella.
  4. Aggiungete la restante acqua lavorandola con un mestolo. L’impasto deve diventare molto fluido e colare dal mestolo come una crema (attenzione: non liquido).
  5. Coprire l’impasto con un panno e lasciarlo riposare da alcune ore ad una notte intera in un luogo fresco.
  6. Poco prima di utilizzarlo, mescolare nuovamente con il mestolo aggiungendo l’olio ed un po’ di latte, fino a che l’impasto ritroverà una consistenza fluida.

Cottura delle galettes

  1. Ungere la padella con un pennello intinto nel burro fuso.
  2. Metterla sul fuoco e quando la padella è molto calda, versarvi un piccolo mestolo di impasto (meglio troppo che troppo poco).
  3. Distribuite l’impasto inclinando la padella in tutti i sensi.
  4. Fate cuocere la galette un paio di minuti o fino a quando il centro non sarà più liquido, girandola di tanto in tanto con un movimento rapido.

Una volta pronte, le galettes si possono guarnire subito, oppure si possono conservare 24 ore in un panno ed al fresco, per poi riscaldarle al momento di servirle.

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Nota

Tra le più note ci sono la galette al burro salato, o la galette all’uovo, sono per lo più un piatto salato, ma nulla vieta che vi possiate preparare anche una golosa… galette alla Nutella! ;)

Foto by Lapaoly