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La sindrome della spesa del turista

St. Paul de Vence - Little Market

Da quando viviamo in Francia ogni volta che entro in un supermercato mi prende l’ansia del turista e spesso finisco con il fare una spesa da turista, molto simile a quelle che facevo prima di lasciare il territorio francese e tornare in Italia. La mia amica Sandra ne sa qualcosa!

La spesa del turista è composta principalmente da:

- derrate a lunga conservazione che non si possono trovare nel paese dove si vive (la creme de marrons, cranberries, burro d’arachidi cruncy, biscotti presenti solo sul mercato francese, confettura di mirabelles…);

- attrezzi da cucina che non si possono trovare nel paese dove si vive o che comunque sono rari (per esempio: l’apri ostriche, le forchettine da lumache…);

- riviste di cucina;

- alcolici e super alcolici;

- formaggi imballati in modo che possano viaggiare;

- cereali e legumi secchi.

Nella spesa del turista non sono presenti:

- frutta e verdura…

- alimenti freschi o che viaggiano male, come i formaggi del formaggiaio (difficilmente imballati per viaggiare), la panna, il burro…

- alimenti voluminosi e che hanno bisogno che la catena del freddo venga mantenuta, come anatre, oche, faraone, foia gras…

 

È facile cadere nella sindrome della spesa del turista: mi do tempo un anno per riuscire a uscirne.

My life right now

Bergheim, Alsace, France

La mia vita al momento è fatta di cene preparate il pomeriggio, che vengono semplicemente riscaldate, o cotte a lungo.

Qualche esempio:

- la qualsiasi cotta per due ore nel latte: arrosto di vitello o coniglio (i tempi diminuiscono a 40-45 minuti, dipende dalla grandezza dei pezzi) con verdure (carote, spesso semplicemente lavate molto bene e nemmeno sbucciate, porri, finocchi)…

- le boulette del mio macellaio, ovvero un misto di trita di maiale, uova e altri ingredienti non ben identificati ma che stimo di prima qualità conoscendo il mio macellaio. Macellaio che oggi mi raccontava che preferisce comprate il pollo in Borgogna, piuttosto che in Alsazia, perché dalla Borgogna fa meno chilometri e il suo fornitore alsaziano sta a 1 ora a nord di Strasburgo.

- Pureè vari: patate e zucca, patate e carote

- Tajine

- Torte salate

- raramente, pasta, ma con sughi fatti in tempi migliori, che scongelo

Come mai?

Ho due figli sotto i due anni: non ho altra scelta!

Certi giorni riesco anche a fare una torta, ma nulla di più della collaudatissima Torta allo yogurt

 

 

Master Chef: perché non potrete più farne a meno

Sta per iniziare in Italia la versione nostrana di Master Chef.
Vivendo all’estero non avrò il piacere di vederla, ma mi devo accontentare della versione francese, dove alle selezioni si sono presentati in più di 20mila per arrivare a 25 candidati.
Ogni settimana è condita da pianti e risate a suon di foie gras e tartufo.

Paradossalmente sto leggendo un libro in cui si parla del master chef originale. No, non il programma della BBC andato in onda la prima volta nel 1990, ma il Certified Master Chef Exam del Culinary Institute of America.

MasterChef ha preso solo il nome dall’originale, visto che non è possibile per un comune mortale anche solo avvicinare questo esame, ma bisogna già essere chef professionisti. Il format ha delle idee che si ispirano però all’originale.

Dobbiamo però fare qualche passo indietro, perché preferisco passare per quella che se la tira pur di raccontarvi tutta la storia per benino.

Nel 2006, quando ho iniziato a pubblicare il mio primo food blog, The Kitchen Pantry, i food blogger al mondo erano veramente pochi. Ma anche coloro che semplicemente si occupavano di scrivere libri inerenti al mondo della cucina che non fossero libri di ricette, si contavano sulle dita di una mano.

Tra i celebrity bloggers del tempo c’era Michael Ruhlman, autore di svariati libri/inchiesta sui retroscena delle cucine e del Culinary Institute of America.

In The Soul of a Chef: The Journey Toward Perfection Ruhlman parla dettagliatamente di uno degli esami più difficili e stressanti del Culinary Institue of America, il Certified Master Chef appunto.

Mistery box, classic cuisine (realizzare ricette secondo le indicazioni di Auguste Escoffier!), regional cuisine sono solo 3 delle prove a cui gli chef professionisti si sottopongono durante i 10 giorni dell’esame. Pochissimi accedono, ancora in meno passano l’esame. Essere un Certified Master Chef può portare fama, aumento di salario o dei prezzi del proprio ristorante. Per alcuni è un esame imprescindibile che prima o poi uno chef deve sostenere, per altri un ‘inutile pezzo di carta che non certifica un bel niente.

L’esame in questione assomiglia di più a TopChef, altro programma culto americano dove si scontrano chef professionisti e non semplici amatori.

Ma pensare che al mondo ci sono persone che pagano per sostenere il Certified Master Chef, senza ovviamente la certezza di passarlo, e passano dieci giorni della loro vita a cucinare per più di 15 ore al giorno, e senza nemmeno la fama che deriva dall’essere davanti delle telecamere, beh, un po’ mi fa sorridere e mi fa pensare a quanto sia facile, grazie alle telecamere, mettere in luce la mediocrità facendola passare per qualcosa di favoloso…

E pensare all’isteria collettiva che tutto ciò provocherà tra i food blogger italiani, oltre che tra i partecipanti, beh, sì, dalle dolci colline a sud dei Vosgi, sorrido, mi mangio un pezzo di munster con un po’ di baguette  e penso alla stupenda cena che ci aspetta stasera in uno dei nostri ristoranti preferiti a Basilea, Stucki di Tanja Grandits.

 

 

 

La Francia: apprezzarla nelle piccole cose

Window, Alsace

Il pointu (una specie di baguette ma appuntita) caldo dal panettiere del paese.

I coltivatori del paese vicino che vendono i loro prodotti al mercato.

I formaggi dell’affinatore di Ferette.

Il lattaio che ti porta personalmente il latte fresco delle sue mucche (e costa un terzo di quello insipido che compravo a Milano).

Il fromage blanc. Specie se nella variante alsaziana, con una punta di crème fraiche.

Polli e anatre allevate à la ferme e dal sapore vero, puro, genuino.

L’accento degli alsaziani, così forte ma così chiaro.

Il rispetto per i bambini.

Le mirabelles! Due settimane per gustarle, una vita per amarle!

La farina del mulino fatta solo con grano alsaziano e macinata a 10 chilometri da casa.

Guardare il mondo con un pastis seduti al bar,  o su una panchina vicino al golf.

 

 

 

Pausa estiva

summer 2011

Questo blog si prende una pausa estiva (che qui in Francia non esiste perché lavorano tutto l’anno, anche ad agosto, ma io non son mica francese).

Ci rivediamo a settembre con ricette, how to, idee, spunti, aiuti per ispirarvi a cucinare di più e meglio, soprattutto per voi stessi :)

E magari anche con meno scatoloni in giro :)

Life in France: les éclairs

eclair

Le éclair, quei bignè oblunghi ripieni di crema ai vari gusti e glassati, fanno parte della quotidianità francese.

Le trovi ovunque, dal panettiere al supermercato al pasticciere.

La differenza estrema tra un’éclair di media qualità e una di pasticceria?

Le éclair del supermercato e del panettiere, normalmente di dimensioni piuttosto grosse, sono divise a metà e riempite come fossero un panino.

Le éclair di pasticceria, di alta pasticceria, come quella ritratta qui sopra, anche se normalmente sono più piccole, vengono riempite con il sac-à-poche, facendo un piccolo buco che viene poi richiuso con la glassa.

Faites vos choix!

Foto della mia amica Robyn, con cui divisi la favolosa éclair alla vaniglia di Pierre Hermé, nella foto, qualche anno fa a Parigi :)

Muffin ai ribes e pesche

Redcurrant and peach muffins

Abbiamo un cespuglio di ribes.
O meglio: adesso viviamo in una casa con giardino. Giardino nel quale ci sono un cespuglio di ribes e uno di lamponi!
Giardino che se i miei progetti andranno per il verso giusto, avrà anche un piccolo orto il prossimo anno.

Fatto sta che il cespuglio di ribes produce, molto! E dopo i ghiaccioli (ribes frullato e setacciato, zucchero e yogurt in proporzioni del tutto casuali!), con questo nuovo raccolto sono passata ai muffin, in modo da provare anche il forno nuovo.
La ricetta è di BBC Good Food, leggermente rivista per adattarla agli ingredienti che avevo in casa (la domenica in Francia è tutto chiuso!): ribes invece dei mirtilli, yogurt di capra e fromage blanc invece della panna acida e latte invece dell’acqua frizzante.

Enjoy!

Vive la France!

Ci stiamo trasferendo a vivere in Francia, e più precisamente nel sud dell’Alsazia, vicino al confine con la Svizzera.
Uno dei nostri sogni è sempre stato quello di tornare a vivere in Francia, specie con i bambini.
Dopo 11 anni a Milano, una città di più di 1 milione e 300mila abitanti, ci trasferiremo a vivere in una paesino con poco più di mille abitanti :).

Questo post è stato programmato prima della nostra partenza: non so ancora quando riusciremo ad avere un collegamento a internet e quando riuscirò ad aggiornare il blog. I post che seguiranno sono stati programmati mesi fa :)

Sappiate però che siamo felici, nel nostro giardino e presto circondati da chili e chili di mirabelles!

Everyday food per iPad

20110512-042549.jpg

Martha Stewart, l’inimitabile e incontrastata regina del food americano, è sempre sulla cresta dell’onda e al passo con i tempi.

L’applicazione del suo minimagazine Everyday Food rappresenta il presente e forse anche il futuro dell’editoria digitale. Arricchendo la versione cartacea del magazine con video, ricette step by step, tip e informazioni, trasforma la carta in qualcosa di indispensabile e nettamente più interessante. Non la semplice versione in PDF di quello che potrei trovare in edicola, ma un giornale pensato per uno schermo e per una visione interattiva, con video semplici ma che arrivano al punto, piccole features che ti fanno pensare ricomprare tutti gli altri numeri, perché tanto a 2.39 € in Italia non lo si trova.
E poi scaricandolo non devo nemmeno uscire di casa per comprarlo ;)

P.S
Questo post fa parte della noiosissima serie : Com’è cambiata la mia vita con l’iPad

Al Digital Experience Festival a parlare di cucina e internet

Pizza.jpgTopinambur

 

 

 

 

 

 

 

Domani, giovedì 10 marzo 2011, parlerò insieme a Domitilla Ferrari, Mariela De Marchi Moyano e Gino Tocchetti al Digital Experience Festival, in corso dal 7 all’11 marzo 2011 allo IED.

Di cosa parlerò?

Ovvio, no? Di Internet e Cucina :)

Mentre i mie illustri colleghi si impegneranno in discorsi ben più seri, come la moda e l’apprendimento ludico, io vi delizierò (anche in streaming) con una presentazione dal titolo “Pizza e Topinambur – Il cibo italiano in Rete“, della quale non vi svelo nulla, per lasciare un po’ di suspence ;)

Ci vediamo giovedì 10 marzo 2011?

Potete iscrivervi all’evento su Facebook o su Smappo.

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